L’importanza del riccio

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Ogni volta che sento in lontananza i rintocchi delle campane della chiesa il mio primo pensiero va al pranzo della domenica. Sempre stato cosi. Quel bel tavolo rotondo apparecchiato con una tovaglia bianca,le posate in finto-argento pesante ben disposte, i bicchieri in cristallo per l’acqua e il vino,i tovaglioli di cotone con l’anello in legno al centro,i piatti in porcellana di varie misure,le orecchiette fatte con acqua e farina a mano e sistemate su un piano in legno,il profumo del sugo al ragu’,o la lasagna fatta in casa,dell’abbacchio arrosto con le patate o l’agnello,l’antipasto misto di salumi e formaggi,la pizza bianca appena sfornata del panettiere,gli amari in un angolo,la torta alla crema nel frigo,quel brusio nella sala da pranzo che rilassa,gli occhi che guardano con avidità,il silenzio fuori mentre anche gli altri paesani stanno a pranzo,il sole alto e l’azzurro del cielo. Le risate mentre si mangia per il piacere che si ha.Il pisolino dopo pranzo,l’uscita pomeridiana per un gelato o la granita di caffè con panna,i baci con la lingua verso la fresca sera, le tue cosce e i piedi nudi appoggiati sul cruscotto della macchina per il rientro in città.La pace,la domenica nel paese.
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Ma il titolo del post cosa c’entra? Niente,per attirare l’attenzione e un omaggio involontario al titolo del libro – L’eleganza del Riccio – che non ho mai letto.

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Il mare

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Non potrei vivere in una città o paese di mare. In una casa che si affaccia sul lungo mare. In inverno poi sarebbe impossibile, tutte quelle nuvole scure che affondano nell’orizzonte dentro il mare dove anche il mare diventa grigio. Un enorme muro grigio davanti a me fastidioso alla vista e all’animo. E quel rumore continuo che senti che proviene dalle onde? Ti addormenta. Quando ti affacci dalla finestra vedi quelle file di ombrelloni chiusi che sanno di desolazione e di cose perdute per sempre. Non fa per me, mi toglie la vitalità dentro me. Quando la notte dormo in un posto di mare sogno quelle onde che in tempesta si alzano alte come grattacieli e oltre fin su al cielo e si abbattono sopra di me. Non dona conforto, non ti rassicura come i monti o le valli nel loro verde silenzio. Il mare e’ minaccioso sempre e misterioso sempre e per sempre. Con quel suo buio come le tenebre sott’acqua che rapisce anche la luce e i raggi del sole come un enorme buco nero.
E dentro il mare? Storie di mostri marini, di galeoni sepolti, di morti sepolti, di squali affamati che si aggirano come mostri dalle enormi bocche come le balene. Piovre con mille tentacoli e pesci dai nomi minacciosi stanno li, mentre io sto qui sulla riva vestito con una camicia bianca e un cappello di paglia mi accendo un sigaro pensando che il mare non fa per me. No, non fa per me. Potrei essere spazzato via in meno di un secondo da questo mare con una sua onda violenta. E quelle storie di galeoni fantasma, di spettri e antiche maledizioni vengono a galla ogni volta che metto piede nell’acqua di mare. Mi reca fastidio, e’ come una presenza oscura che vive, che si muove, che mi parla il mare. Un gigante di acqua piu’ grande della terraferma o di tutta la terraferma assieme. Non c’e’ nulla di buono che emerge dalle sue onde schiumose che battono violentemente sulle coste in un moto sempre uguale all’infinito. Anche il suo sapore cosi salato e’ ripugnante. Quando mi fermo a guardare l’orizzonte, il mare mi inibisce il pensiero, mi intontisce, ha anche il potere di ipnotizzarmi con quel suono delle onde che giungono sulla riva. A volte il gigante di acqua si presenta sotto mentite spoglie di una sirena che mi chiama, avverto il suo richiamo. Per questo non ci vado mai in un posto di mare, vuole che io cambi idea nei suoi confronti e ne parli bene. Ecco perche’ mi intimorisce, si diverte. Mi invita a tuffarmi, mi vuole attirare a raggiungere i suoi tesori nascosti. Monete d’oro zecchino dentro bauli di ferro sepolti che non vedranno mai la luce del sole.
No, il mare non fa per me.

Fantasmi estivi

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Danzano attorno al letto come fantasmi, i ricordi passati, in una sera d’estate.
Stanno li’ con il loro vociare distorto dal tempo come foto lontane distorte e
prima di dormire ti fanno visita questi ricordi che credevi sepolti.Invece escono fuori, accesi chissà per quale motivo da qualche sinapsi neuronale e vagano e salgono per arrivare davanti a te e ballano davanti i tuoi occhi. Poi se ne vanno via come son venuti. Ricordi e particolari a volte,con le stesse identiche atmosfere di tanti anni fa,luci e ombre e voci e suoni che ad un certo punto di loro spontanea volontà spariscono.Resuscitano cosi’ per una manciata di secondi come un esplosione di energia e poi cadono per sempre nell’oblio.Ti lasciano guardare il soffitto per un po’,ti lasciano rivivere il passato per un po’ e poi ti danno la buonanotte.Fantasmi di ricordi e misteri estivi.Cosi sembra che nulla e’ perduto. Per sempre.

Istantanea

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Ricordi
su quel treno nello scompartimento terza classe,c’era il sole dentro e il caldo dell’estate
una luce brillante faceva scintillare i capelli e si poggiava sulle gambe e i piedi abbronzati dal mare.
E si sentiva l’odore del melone e del cocomero nel rossetto appena messo.

Cosi e’ cosi mi e’ venuta

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E io ce l’avevo detto alla Olga che le piaceva,gliela avevo dett!
E guardav’ e cosc’ e guardav’ e pied e guardav’ l’occhi e guardav…
Un ciorno lei partì lontano e lui non guardo’ piu’. Nellu paes tutt s’accorseno che l’era partita. Nesssscun guardav piu’. Tutt’e ciec erano diventat l’omm! tutt ciech e che trisssctezza infinita.

Necrologio dell’estate

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Addio alle giornate cariche di luce,ai giorni luminosi,al caldo estivo e a quell’assaggio di paradiso in terra dove tutto risplende e tutto rinasce dal buio della natura.Addio estate.
All’improvviso e’ arrivato il freddo sterminatore. Addio a quel bel cielo azzurro,a quell’aria profumata di frutta estiva,alla spiaggia e al mare,addio agli ombrelloni e al solleone,addio a qull’allegria che solo i mesi estivi sanno regalarti,addio, ci rivedremo tra un anno quando questa bruttura e rottura che sta per arrivare dell’inverno sparirà di nuovo,mentre tu cara estate resusciterai dalle ceneri dell’inverno stesso. Ti aspettero’ come sempre,come ogni anno alla tua rinascita.

Room n°?

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Le camere degli alberghi sono tutte uguali in tutto il mondo,anche negli states dovo sono stato due volte. In genere come entri il bagnetto lo trovi alla tua destra,qualche volta a sinistra,moquette a terra,un passo e già sei alla camera da letto con un piccolo scrivano e una sedia a mo’ di sgabello per poggiare che? la valigia entra giusta giusta e una finestrella con affaccio non particolarmante riuscito ti dice la “camera e’ tutta qui”. Un televisore attaccato a parete in alto 3 cm x 2 cm e un mini-frigo incastrato sotto lo scrivano.Stop. La voglia di lasciare i bagagli e uscire e’ immediata,senso di claustrofobia ai massimi livelli,aria condizionata che se funziona funziona male.Una notte per la modica cifra di 80 o 110 euro a notte questi sono i prezzi medi colazione compresa. Il problema sempre avuto sono i cuscini del letto e il materazzo del letto,problema che si manifesta in tutta la sua virulenza la mattina quando, dopo che hai dormito poco e male, ti alzi e la schiena e il collo sono strapazzati dal dolore. Mi prometto di dormire sempre per terra,ma non lo faccio mai.
Ma il bello e’ quando piove a dirotto e sei costretto a stare in albergo tra la hall e la camera che la reception ha scelto per te. Un senso di soffocamento prende il sopravvento e dici adesso vado in aereoporto e prendo il primo volo e ritorno a casa.E invece non lo fai. Cosi ti trastulli e dici,in fondo in fondo stai in ferie mica al lavoro. No?
Una volta mi e’ capitato di prenotare un albergo a poco prezzo a londra perche’ avevo deciso di andare ad un concerto. Stanza numero 128. Mi trovo davanti un lungo corridoio male illuminato,con moquette verde e rossa e porte in legno grigie,Sembrava che c’ero solo io e nessun altro.Impressione che ho avuto anche quando sono rientrato tardi dopo il concerto. Ho immaginato la serie piu’ bella dei gialli made inglese che han preso il sopravvento dentro la mia testa. Risultato dormito poco per la suggestione e puntato la sveglia all’alba per andare subito all’aeroporto anche se il volo era nel tardo pomeriggio. Room n°? una stanza tanto vale l’altra in tutto il mondo come delle stanze fotocopie.

Domande

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– Stazione centrale di una qualsiasi città italiana
– Piccioni
– Vecchina che da da mangiare ai piccioni
– Piccioni riuniti a gruppo
– Mi domando
– Domanda….
– Ma i piccioni piccoli perchè non li vedo mai? (mai visti in realtà)
– Seconda domanda
– Nascono dall’uovo già belli grossi e poi volano a Venezia direttamente?
– Fine

Sempre nevica

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Inverno. Nevica sul paese di “sempre nevica”. I caminetti in ogni casa sono accesi e sbuffano aria calda come vapore dai comignoli sopra i tetti. Un cagnaccio annusa la neve che nel frattempo sembra virare in riflessi azzurri,qualcuno rompre la legna con colpi secchi e decisi. Ecco che esce fuori all’improvviso dal bar chiamato “Il bicchierino” Toto che ubriaco come sempre inizia a cantare a voce stonata e sgraziata qualche melodia di Verdi,dopo poco lo vedi che cambia sinfonia e iniza a prendersela con tutti anche con il cagnaccio appena passato.Intanto se la ride e se la canta. Una vecchina passa e gli dice ” a toto sempre a beve stai,qualche giorno ci rimarrai secco”. Toto non risponde, non canta piu’ e non strilla piu’,Toto si gratta come si deve e va via,dove non si sa, perche’ sparisce all’improvviso cosi come era apparso all’improvviso uscendo dal bar. Alzando lo sguardo poi, c’e’ una piccola collina tutta innevata con un convento sulla cima,isolato. Ci abitano le suore di clausura chiamate – Le consorelle scalze – che dire? Se vai li’ e bussi ti si apre una grata in ferro battuto come una piccola nicchia,larga o piccola come una mano,metti dentro un obolo e si richiude,dopo qualche istante si riapre e per magia trovi biscotti o marmellate fatte da loro. Sono come fantasmi,ne’ li vedi e ne’ li senti e immagino un silenzio li dentro da far paura intervallato da canti e litanie e lodi verso il cielo o verso gli abitanti del paesello. Fa freddo oggi e l’aria fredda pizzica di brutto,una taverna ci vorrebbe ma e’ tutto chiuso e spento per mangiare e’ troppo presto. Intanto mi godo quel chiarore che esce dalle finestre di queste vecchie case come i loro abitanti nel buio della sera.C’e’ una calma che avvolge tutto e tutti. Si sente il suono del telegiornale regionale o locale che parlano di loro,del loro paese di “sempre nevica”. La novità che danno e’ che domani e’ prevista una forte nevicata come non c’era da 50 anni. Ecco “sempre nevica” e’ un nome di paese che ci puo’ stare.